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Le Religioni in Italia

Massimo Introvigne – PierLuigi Zoccatelli (sotto la direzione di)

DIMENSIONI DEL PLURALISMO RELIGIOSO IN ITALIA

simboli di varie religioniUn altro elemento di carattere ampiamente mitologico, che questa ricerca contribuirà forse a mandare in pensione, è peraltro quello relativo alla cosiddetta “invasione delle sette”. Certo, i movimenti religiosi in qualche modo alternativi sono moltissimi. J. Gordon Melton – che peraltro rifiuta, come anche noi facciamo in questa sede, di tracciare una linea di demarcazione netta fra “vecchie” e “nuove” religioni, né utilizza, per ragioni su cui torneremo, il concetto di “setta”, che è ambiguo, impreciso e si presta facilmente a un uso valutativo e discriminatorio – ne rubrica oltre 2.300 di una certa consistenza negli Stati Uniti e in Canada nella nona edizione della sua Melton’s Encyclopedia of American Religions (2 voll., Gale, Farmington Hills [Michigan] 2017), di cui 385 nuove rispetto alla precedente edizione del 2009. In un Paese dove il pluralismo religioso è più recente, come l’Italia, le sigle “nuove” sono comunque numerose. Ma il numero di aderenti a questi movimenti rimane piuttosto contenuto. Naturalmente, le statistiche dipendono da dove, esattamente, si pone la linea di demarcazione fra le religioni “storiche” e i “nuovi movimenti religiosi”. In America Latina e in alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia, per esempio, sono possibili enormi variazioni del dato statistico relativo ai “nuovi movimenti religiosi” a seconda dell’inclusione o meno, in questa categoria, delle comunità protestanti di tipo pentecostale o fondamentalista indipendente.

Da questa ricerca risulterebbe comunque confermato – se si volesse utilizzare la categoria di “nuovi movimenti religiosi” nel senso in cui più comunemente la si usa, che non comprende il mondo protestante pentecostale e fondamentalista indipendente – che le realtà normalmente così etichettate riuniscono meno dell’uno per cento degli italiani. Molte sigle, talora rilevanti dal punto di vista culturale e tipologico, hanno però un numero minuscolo di aderenti così che, più che di una “invasione delle sette” si dovrebbe parlare di una “invasione delle sigle”. Altro è il discorso sulle minoranze religiose, il che in Italia significa sulle religioni diverse dalla cattolica. Complessivamente, chi avrà modo di leggere la presente rassegna enciclopedica, vi troverà esposte 866 minoranze religiose e spirituali presenti in maniera organizzata nel nostro Paese; nella prima edizione di questa enciclopedia, pubblicata nel 2001, erano 658.

Questa ricerca saluta e congeda anche il dato – molte volte ripetuto, ma che almeno dagli anni 1980 non è mai stato vero – secondo cui le minoranze religiose in Italia rappresentano globalmente solo l’uno per cento della popolazione. Anche se in molti casi le statistiche sono difficili, i totali di questa ricerca relativi a quanti chiaramente manifestano un’identità religiosa diversa dalla cattolica in Italia sono di circa 1.999.400 unità se si prendono in esame i cittadini italiani, e di circa 6.076.100 unità se si aggiungono gli immigrati non cittadini, il che ha rilievo principalmente per il mondo islamico e secondariamente per un’immigrazione cristiano-ortodossa dall’Est europeo di proporzioni notevoli, ma anche – per esempio – per l’induismo, il buddhismo, le religioni sikh e radhasoami, un robusto protestantesimo pentecostale e battista di origine cinese, coreana, filippina e africana, o l’immigrazione copta proveniente da diversi Paesi dell’Africa.

Considerando da una parte i 54.993.953 cittadini italiani – un dato che include quanti hanno acquisito la cittadinanza, che possono essere stimati in 1.606.130, dei quali 671.394 risultavano avere ottenuto la cittadinanza alla data del censimento del 2011, mentre altri 934.736 l’hanno ottenuta nell’ultimo settennio (65.383 nel 2012, 100.712 nel 2013, 129.887 nel 2014, 178.035 nel 2015, 201.591 nel 2016, 146.605 nel 2017, 112.523 nel 2018; per un raffronto, nel 2005 l’avevano ottenuta 28.659 persone) – e confrontandoli con il totale della popolazione residente – fissata a 60.359.456 unità, secondo i più recenti dati del bilancio demografico, resi noti nel 2019 dall’Istituto nazionale di statistica, dei quali gli stranieri sono 5.255.503, pari all’8,7% (un’incidenza superiore alla media dell’Unione Europea, pari al 7,8%) –, siamo come si vede a una percentuale del 3,6%, quasi il quadruplo del mitico uno per cento più volte infondatamente menzionato. Se si considerano i residenti sul territorio la percentuale di appartenenti a minoranze religiose sale al 10,1%. Presentiamo queste conclusioni insieme senza trarne alcuna specifica conseguenza di carattere generale – il che andrebbe ben oltre i compiti di questo nostro lavoro – e consapevoli del fatto che documentare il pluralismo è un gesto a suo modo “politico”.

Nel dettaglio – e con le precisazioni che seguiranno – la composizione del 3,6% di cittadini italiani che appartengono a minoranze religiose è la seguente:

Tab. 1 – Minoranze religiose fra i cittadini italiani (stima CESNUR 2019)

Ebrei

36.500

1,8%

Cattolici “di frangia” e dissidenti

24.800

1,2%

Ortodossi

320.800

16,0%

Protestanti

382.400

19,2%

Testimoni di Geova (e assimilati)

409.100

20,5%

Mormoni (e assimilati)                 

27.800

1,4%

Altri gruppi di origine cristiana

7.800

0,4%

Musulmani

417.900

20,9%

Bahá’í e altri gruppi di matrice islamica

4.400

0,2%

Induisti e neo-induisti

47.500

2,4%

Buddhisti

205.500

10,3%

Gruppi di Osho e derivati

4.000

0,2%

Sikh, radhasoami e derivazioni

20.500

1,0%

Altri gruppi di origine orientale

5.800

0,3%

Nuove religioni giapponesi

3.600

0,2%

Area esoterica e della “antica sapienza”

16.500

0,8%

Movimenti del potenziale umano

30.000

1,5%

Movimenti organizzati New Age e Next Age

20.000

1,0%

Altri

14.500

0,7%

Totale

1.999.400

100,0%

Molte di queste cifre necessitano di una spiegazione.

  • Per gli ebrei, il dato dei membri dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è stato corretto aggiungendo i (non molti) membri di realtà di origine ebraica che non s’identificano con tale Unione, come pure di quella che nelle statistiche si definisce “popolazione ebraica allargata”.
  • Per cattolici “di frangia e dissidenti” intendiamo i membri di tutti quei movimenti non in piena comunione con la Chiesa cattolica o in situazione oggettivamente marginale, come meglio spiegato e definito nel testo, e non i soli gruppi dichiaratamente scismatici. Come si vedrà, si tratta di un mondo normalmente sommerso, ma tutt’altro che irrilevante, su cui questa ricerca ha l’ambizione di gettare una luce nuova, dove la stima di 24.800 persone coinvolte – 10.000 nella sola Associazione La Missione – Luigia Paparelli – dev’essere intesa come conservatrice e tiene conto del fatto che molte di queste persone si considerano comunque soggettivamente cattoliche.
  • Gli ortodossi in Italia si avvicinano al traguardo dei due milioni – particolarmente per l’immigrazione dalla Romania, che nel 2019 ha raggiunto la quota di 1.206.938 unità, ovvero il 23% dell’intera immigrazione in Italia –, per quanto solo in minoranza – sebbene corposa – cittadini italiani.
  • Quanto ai protestanti, ci si dovrà riferire alle ricostruzioni capitolo per capitolo, e si tratta di un terreno per molti versi controverso. Le nostre valutazioni si riflettono – sempre in tema di cittadini italiani, ovvero anche di quella fetta, particolarmente pentecostale, che ha acquisito la cittadinanza italiana – nella tabella seguente:

Tab. 2 – Distribuzione dei protestanti cittadini italiani (stima CESNUR 2019)

 

Protestanti “storici”

71.000

18,6%

Movimento di Restaurazione

5.700

1,5%

Movimento dei Fratelli

23.900

6,2%

Chiese libere (non pentecostali), holiness

9.400

2,5%

Pentecostali

250.000

65,4%

Avventisti

19.800

5,1%

Altri

2.600

0,7%

Totale

382.400

100,0%

Per le definizioni, ci si riferirà alle varie sezioni della ricerca. Il dato pentecostale – che emerge immediatamente come il più rilevante all’interno del protestantesimo italiano – è composto da 120.000 fedeli delle Assemblee di Dio in Italia e da circa 130.000 fedeli di altri gruppi. Il dato leggermente inferiore spesso citato normalmente non comprende il mondo discreto e poco noto dei pentecostali “zaccardiani” e “petrelliani” – dai nomi dei fondatori o ispiratori dei loro gruppi Domenico Zaccardi (1900-1978) e Giuseppe Petrelli (1876-1957) –, su cui si troveranno qui diversi dati inediti, e talora non considera pentecostali movimenti che sono nati nel mondo pentecostale latino-americano e che oggi hanno membri anche tra i cittadini italiani. Anche il dato delle Chiese “storiche” – valdesi, luterani, riformati, calvinisti, battisti, metodisti – dev’essere a nostro avviso leggermente rivalutato rispetto a statistiche correnti, mentre per gli avventisti abbiamo indicato i membri reputati “attivi”.

  • Sulla difficoltà di calcolare il numero dei Testimoni di Geova – comunque certamente la maggiore realtà organizzata in modo unitario presente nel Paese dopo la Chiesa cattolica – si troveranno elementi nella scheda: in ogni caso, considerare “Testimoni di Geova” i soli “proclamatori” sarebbe gravemente riduttivo, e abbiamo ponderato un dato leggermente inferiore a quello dei partecipanti annuali alla commemorazione della Cena del Signore – cui partecipano anche simpatizzanti –, tenendo conto nel contempo della presenza in Italia anche di altri piccoli gruppi diversi dai Testimoni di Geova, che derivano dallo stesso filone degli Studenti Biblici.
  • Nel computo dei mormoni abbiamo considerato non solo la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, ma anche i membri – statisticamente assai inferiori – afferenti a comunità in una certa misura appartenenti al medesimo ramo genealogico.
  • Gli “altri gruppi di origine cristiana” comprendono i membri di una certa varietà di movimenti fra loro eterogenei – dalla Christian Science a The Family a Vita Universale –, tutti normalmente di piccole e talora piccolissime dimensioni, ma con eccezioni significative, come la Chiesa Neo-Apostolica, che supera i 2.000 fedeli.
  • La stima dei musulmani cittadini italiani in 417.900 è soggetta a ulteriori variazioni future nel caso di più rapido accesso alla cittadinanza di musulmani immigrati: oggi appare ragionevole, e ampiamente influenzata dalle nuove acquisizioni della cittadinanza italiana, che hanno naturalmente alterato il quadro. Nella loro grande maggioranza, i musulmani cittadini italiani non sono convertiti, ma “nuovi cittadini” che erano già musulmani al momento di acquisire la cittadinanza.
  • Distinti dai musulmani – ancorché nati in ambiente islamico – vanno certamente tenuti i Bahá’í, cui si aggiungono altre fomazioni più piccole.
  • Agli induisti abbiamo aggiunto i seguaci dei numerosi movimenti neo-induisti presenti in Italia, senza che il confine fra le due categorie sia veramente suscettibile di essere tracciato: essi, come si vedrà, sono veramente molti, e non tutti piccolissimi: fra le più grandi realtà, con oltre 2.000 membri ciascuna, ricordiamo l’Organizzazione Sathya Sai Baba e i meno conosciuti Amici di Amma. Nell’area induista non abbiamo, per scelta, incluso talune realtà, come i seguaci di Osho Rajneesh, un maestro – comunque si giudichi il suo rapporto con il giainismo in cui era nato – certamente non “induista”.
  • Il dato buddhista (205.500 praticanti) tiene conto di 95.000 fedeli dell’area concettualmente rappresentata dall’Unione Buddhista Italiana – theravada, zen e vajrayana: peraltro non tutti fanno parte di centri U.B.I. –, 93.000 membri della Soka Gakkai, 17.500 buddhisti di altre tradizioni (la stessa area Nichiren non si riduce alla sola Soka Gakkai). L’incremento di quest’area, e in particolare della Soka Gakkai, è il dato più significativo di questo primo scorcio di secolo XXI se si escludono i fenomeni relativi agli immigrati e ai nuovi cittadini.
  • Tra i sikh, radhasoami “e derivazioni” abbiamo incluso i numerosi piccoli gruppi ispirati al maestro di origine sikh Baba Bedi XVI (1909-1993).
  • Gli “altri gruppi di origine orientale” comprendono i pochi zoroastriani e quelli cinesi e indocinesi, quando in essi sia possibile scorgere una vera pratica religiosa e non semplicemente l’uso di tecniche orientali a fini terapeutici o di altra natura.
  • Il dato delle nuove religioni giapponesi (3.600 fedeli) – intese come formazioni giapponesi di origine recente e non buddhista – deriva per la metà (1.500 fedeli) da Sûkyô Mahikari, benché siano presenti come si vedrà altre sigle.
  • Diversi capitoli trattano di movimenti che occupano la vasta area che specialisti americani chiamano dell’“antica sapienza” (ancient wisdom), sigla comoda per identificare realtà diverse nel mondo della ricerca delle tradizioni arcaiche, dell’esoterismo e talora dell’occultismo cui si aggiungono i movimenti ispirati allo spiritismo o ai dischi volanti. I 16.500 aderenti complessivi non sono moltissimi, a fronte del proliferare di sigle, di cui però poche – la Società Teosofica Italiana, l’Associazione Antroposofica, l’AMORC, il Lectorium Rosicrucianum, alcuni gruppi gnostici ispirati all’esoterista colombiano Samael Aun Weor, forse in futuro i Gruppi di Pratica di Tensegrità di Carlos Castaneda o la Religione Raeliana – superano, raggiungono o, considerati i tassi di crescita, possono aspirare a raggiungere i mille membri. Il dato complessivo risulta dalla somma seguente:

Tab. 3 – Area esoterica e “dell’antica sapienza” (stima CESNUR 2019)

 

Neo-pagani, neo-sciamanici, Wicca

3.200

19,4%

Rosacroce

2.100

12,7%

Martinisti, kremmerziani, magia cerimoniale

2.000

12,1%

Neo-templari

850

5,1%

Gruppi teosofici e derivati

2.850

17,3%

Fraternità universali

700

4,2%

Spiritismo organizzato

1.000

6,1%

Movimenti dei dischi volanti

1.000

6,1%

Chiese e movimenti gnostici

1.500

9,1%

Satanismo organizzato

350

2,1%

Altri

950

5,8%

Totale

16.500

100,0%

Per qualche verso a questa stima potrebbero essere aggiunti, in quanto spesso non privi d’interessi esoterici, i circa 40.000 iscritti alle varie obbedienze massoniche, che tuttavia abbiamo scelto di considerare a parte per le ragioni meglio precisate in seguito e nell’appendice dedicata a questo ambito.

Si rileverà l’insistenza sulle nozioni di spiritismo e satanismo organizzati, a indicare che i dati comprendono i soli membri di associazioni o realtà formalmente costituite, certamente non tutti coloro – numerosi, specialmente fra i giovani – che si danno a pratiche spiritiche o a un satanismo “fai da te” o “selvaggio”, e questo – beninteso – senza confondere spiritismo e satanismo, realtà assolutamente non analoghe e qui accomunate solo dal fatto di avere praticanti giovanili “spontanei” accanto a quelli che fanno parte di organizzazioni.

  • Assai delicati sono i discorsi quantitativi in tema di movimenti del potenziale umano e di New Age e Next Age perché qui, quasi per definizione, non ci sono veramente “membri” in un senso paragonabile a quello in cui il termine è usato, per esempio, per una Chiesa ma solo partecipanti a varie attività, “clienti”, “fruitori”. Certamente coloro che partecipano occasionalmente a corsi, seminari, convegni di queste aree sono molti. Mentre in precedenti edizioni di questa ricerca avevamo proposto una cifra molto superiore, riferita ai partecipanti regolari e continuativi, ora – in armonia con le più recenti ricerche straniere – riteniamo di dovere circoscrivere la cifra soltanto a coloro che vivono la loro partecipazione a questi gruppi come una vera e propria identità religiosa, alternativa a ogni altra, stimando così i veri e propri “membri di minoranze religiose” – distinti dai semplici, e certamente assai più numerosi, simpatizzanti – in circa 30.000 nell’area del potenziale umano – molti dei quali frequentatori della Chiesa di Scientology, ancorché il successo di realtà di origine italiana, come il Paris Energy Method, non vada sottovalutato – e di 20.000 nell’area del New Age, Next Age e delle comunità “acquariane” o post-New Age, fra cui emerge Damanhur, anche se il New Age per sua natura vive soprattutto nell’accostamento fluido di partecipanti “occasionali” che quindi si sottraggono alle statistiche.

Molto più incerte – e fonte di dibattiti senza fine, politicamente condizionati – sono le statistiche sulle minoranze religiose presenti sul territorio se si considerano anche gli immigrati non cittadini – una presenza che è aumentata di 10 volte negli ultimi 25 anni – e non solo i cittadini italiani. Il dato presupporrebbe inoltre la possibilità di avere dati certi sull’immigrazione irregolare – attualmente valutata attorno alle cinquecentomila unità –, il che è notoriamente assai difficile. Negli ultimi decenni sono emersi come punto di riferimento del dibattito i dati del rapporto annuale curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in partenariato con il Centro Studi Confronti (originariamente pubblicato da Caritas/Migrantes). Questi dati sono basati su una metodologia che assume come punto di partenza i residenti stranieri accertati dall’Istat alla fine dell’anno precedente, la integra con i casi di “sofferenza anagrafica” che sono stati nel frattempo risolti, vi aggiunge gli stranieri che nel corso dell’anno sono venuti ex novo dall’estero o sono nati in Italia nonché altre categorie di migranti – nuovi lavoratori autonomi, ricongiungimenti, soggiornanti, ecc. –, così che il numero effettivo di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia nel 2019 è stimato da IDOS in 5.365.000 persone (Dossier Statistico Immigrazione 2019, Roma 2019, p. 120), con un’incidenza in questo caso pari all’8,9% (anziché l’8,7% precedentemente menzionato, basato sul bilancio demografico 2019 dell’Istituto nazionale di statistica, che conteggia – come abbiamo già visto – 5.255.503 stranieri).

I dati del Dossier Statistico Immigrazione sono stati per anni fondati sull’ipotesi di partenza – se del caso corretta quando i flussi migratori da un Paese appaiono palesemente alimentati soprattutto dai seguaci di una specifica religione – che gli stranieri presenti in Italia abbiano la stessa ripartizione religiosa dei Paesi di origine. Nelle ultime edizioni del Dossier i dati sono stati però ponderati tenendo conto di critiche che lo stesso CESNUR aveva mosso, sia in ordine alla scarsa attendibilità dei dati forniti dai Paesi di origine, talora “corretti” per ragioni politiche, sia perché da alcuni Paesi minoranze, soprattutto cristiane, esposte a persecuzioni emigrano in proporzione molto più delle maggioranze. I dati del 2019, frutto di tale ponderazione, ci sembrano accettabili e li assumiamo quindi come punto di partenza, per quanto riguarda gli immigrati non cittadini, anche del nostro lavoro.

La stima del Dossier Statistico Immigrazione è riportata nella Tavola 4.

Tab. 4 – Appartenenza religiosa degli immigrati (stima Dossier Statistico Immigrazione 2019)

Ortodossi1.538.30029,3%
Cattolici930.00017,7%
Protestanti232.0004,4%
Altri cristiani42.0000,8%
Musulmani1.733.00033,0%
Ebrei4.9000,1%
Induisti158.0003,0%
Buddhisti120.0002,3%
Altre religioni orientali86.0001,6%
Atei e agnostici248.0004,7%
Religioni tradizionali68.3001,3%
Altri94.5001,8%
Totale5.254.700100,0%
 

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